Nel Lodigiano, l’attivismo di personaggi e gruppi di estrema destra è sempre più consistente: un fatto che desta non poche preoccupazioni, considerata la pericolosità sociale di certe realtà. A livello nazionale basti pensare ai “fascisti del nuovo millennio” (definizione riconducibile a Casapound): alcuni di loro sono noti ai tribunali di mezza Italia per violenze e pestaggi, incitamento all’odio razziale, episodi di omofobia, apologia del fascismo.
Lo scorso 9 novembre a Bologna – città medaglia d’Oro al V.M. per la Resistenza – un corposo gruppo di neofascisti ha marciato per le strade della città; in diversi video si nota la presenza, a capo del corteo, di Ettore Sanzanni. Già esponente di spicco di Forza Nuova nel Lodigiano, una svastica tatuata sul braccio, risiede nel Pavese ma è molto attivo nel nostro territorio: oggi è il referente provinciale della cosiddetta “Rete dei Patrioti”. Da Bologna a Lodi il passo – o per così dire, la marcia – è breve: una ventina di giorni dopo il corteo nel capoluogo emiliano, Sanzanni e il suo gruppo hanno organizzato una ronda notturna per le vie di Lodi, trovando il supporto di un altro sodale di estrema destra, Gianmario Invernizzi: ex di Forza Nuova, è attualmente consigliere comunale del gruppo “Sara Casanova sindaco”. L’autoproclamata “passeggiata della legalità” ha trovato una facile sponda e compiacente visibilità su certa stampa locale; di tutt’altro segno la ferma presa di posizione del Comune di Lodi, a partire dal sindaco Andrea Furegato, che si è subito rivolto al Prefetto per chiedere la convocazione urgente del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. Le illusorie velleità di certi pseudo “arditi” sono state stroncate sul nascere dall’immediata condanna, giunta da più parti: associazioni, partiti, società civile, cittadini. Una conferma del fatto che a Lodi la vocazione democratica è solida e condivisa, nonostante certi silenzi imbarazzanti del centro destra locale.
Come già accaduto a Lodi, singoli soggetti che non dichiarano apertamente la loro natura di estrema destra si servono di sigle e simboli per dare vita a nuovi assembramenti, senza esplicitare una “matrice” che tuttavia è alquanto chiara. È il caso di Eugenio Carriglio a Sant’Angelo: nel 2021 veniva espulso da Fratelli d’Italia a causa della sua vicinanza a Casapound. Qualche tempo dopo apriva su Facebook la c.d. “Pagina ufficiale del Circolo Culturale Sant’Angelo Tricolore” che in quanto a contenuti, post pubblicati, commenti e simbologie ha riferimenti inequivocabili. Anche in questa circostanza, il suo referente può contare su un’ammiccante visibilità in quanto a toni e spazi – un vero e proprio “endorsement” reiterato nel tempo – da parte della principale testata del territorio. Un altro dei molteplici aspetti opinabili di certe cronache è lampante: quando si cita un militante di estrema destra viene completamente omessa la sua appartenenza. A lungo andare questa “dimenticanza” diventa normalizzazione e legittimazione; il tutto si trasforma facilmente in consenso, magari elettorale. Detto diversamente, senza un palese sostegno mediatico, taluni personaggi verrebbero relegati a sparuti “like” e non nuocerebbero in alcun modo alla vita democratica di una comunità. Va quindi ribadito e ricordato che il fascismo non è un’opinione; è un reato. L’estrema destra, per onestà intellettuale e dovere di cronaca, va chiamata con il suo nome.




