giovedì, 19 Marzo 2026
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Bombardato un parco giochi, un ospedale, una fila di sfollati che tendevano una scodella vuota verso uno dei pochi distributori di cibo. Lo dicono nei tigì in coda alla notizia, ma con enfasi “ventotto le vittime” pausa “otto sono bambini” (Lidia Ravera)

24 Dicembre 2024

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«Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro»: così lo scrittore cileno Luis Sepúlveda sottolineava lo stretto legame che esiste tra il passato, custodito dalla memoria, la comprensione del presente e, quindi, la costruzione del futuro. In un mondo sempre più accelerato, con una memoria sempre più “a breve termine”, riscoprire questo principio risulta decisivo affinché l’umanità del nostro tempo non sia condannata a ripetere i propri errori e maturi nel fare tesoro delle proprie conquiste.

«Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro»: così lo scrittore cileno Luis Sepúlveda sottolineava lo stretto legame che esiste tra il passato, custodito dalla memoria, la comprensione del presente e, quindi, la costruzione del futuro. In un mondo sempre più accelerato, con una memoria sempre più “a breve termine”, riscoprire questo principio risulta decisivo affinché l’umanità del nostro tempo non sia condannata a ripetere i propri errori e maturi nel fare tesoro delle proprie conquiste.

Nel mondo la libertà di stampa è sempre più minacciata e l’Italia scende ancora nella classifica globale stilata da Reporters Sans Frontieres, perdendo 3 gradini sul 2024 e piazzandosi al 49mo posto, il risultato peggiore in Europa Occidentale (Adnkronos)

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«Me la sono sempre immaginata così la fine del mondo: muri sbriciolati, pareti dalle ferite profonde, un cane che scava tra i rifiuti diventati una discarica a cielo aperto, le strade quasi vuote, interi isolati ridotti a un cumulo di macerie, un padre che pedala con la figlia nel cestino della bicicletta passando davanti a edifici smembrati. L’apocalisse assomiglia al Nord di Gaza, non ho dubbi». Martina Marchiò, coordinatrice medica MSF

«Me la sono sempre immaginata così la fine del mondo: muri sbriciolati, pareti dalle ferite profonde, un cane che scava tra i rifiuti diventati una discarica a cielo aperto, le strade quasi vuote, interi isolati ridotti a un cumulo di macerie, un padre che pedala con la figlia nel cestino della bicicletta passando davanti a edifici smembrati. L’apocalisse assomiglia al Nord di Gaza, non ho dubbi». Martina Marchiò, coordinatrice medica MSF

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