Nel 2024 più di 2.200 vittime e dispersi nel Mediterraneo. Quasi 1.700 le vite perse sulla rotta del Mediterraneo centrale. Centinaia le bambine, i bambini, gli adolescenti
Il mare al mattino. Vento di mare di notte, in un’isola. La mano che entra in contatto con le cose. Il silenzio fra due amici (Marguerite Yourcenar, I trentatré nomi di Dio, 1982)
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«Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro»: così lo scrittore cileno Luis Sepúlveda sottolineava lo stretto legame che esiste tra il passato, custodito dalla memoria, la comprensione del presente e, quindi, la costruzione del futuro. In un mondo sempre più accelerato, con una memoria sempre più “a breve termine”, riscoprire questo principio risulta decisivo affinché l’umanità del nostro tempo non sia condannata a ripetere i propri errori e maturi nel fare tesoro delle proprie conquiste.
«Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro»: così lo scrittore cileno Luis Sepúlveda sottolineava lo stretto legame che esiste tra il passato, custodito dalla memoria, la comprensione del presente e, quindi, la costruzione del futuro. In un mondo sempre più accelerato, con una memoria sempre più “a breve termine”, riscoprire questo principio risulta decisivo affinché l’umanità del nostro tempo non sia condannata a ripetere i propri errori e maturi nel fare tesoro delle proprie conquiste.
Nel mondo la libertà di stampa è sempre più minacciata e l’Italia scende ancora nella classifica globale stilata da Reporters Sans Frontieres, perdendo 3 gradini sul 2024 e piazzandosi al 49mo posto, il risultato peggiore in Europa Occidentale (Adnkronos)
Nel mondo la libertà di stampa è sempre più minacciata e l’Italia scende ancora nella classifica globale stilata da Reporters Sans Frontieres, perdendo 3 gradini sul 2024 e piazzandosi al 49mo posto, il risultato peggiore in Europa Occidentale (Adnkronos)
«Me la sono sempre immaginata così la fine del mondo: muri sbriciolati, pareti dalle ferite profonde, un cane che scava tra i rifiuti diventati una discarica a cielo aperto, le strade quasi vuote, interi isolati ridotti a un cumulo di macerie, un padre che pedala con la figlia nel cestino della bicicletta passando davanti a edifici smembrati. L’apocalisse assomiglia al Nord di Gaza, non ho dubbi». Martina Marchiò, coordinatrice medica MSF
«Me la sono sempre immaginata così la fine del mondo: muri sbriciolati, pareti dalle ferite profonde, un cane che scava tra i rifiuti diventati una discarica a cielo aperto, le strade quasi vuote, interi isolati ridotti a un cumulo di macerie, un padre che pedala con la figlia nel cestino della bicicletta passando davanti a edifici smembrati. L’apocalisse assomiglia al Nord di Gaza, non ho dubbi». Martina Marchiò, coordinatrice medica MSF
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